In teatro come ogni disciplina artistica esiste una sola regola: non devono esistere regole.

Eugenio Barba

 

Esiste chi fa Teatro, esiste chi ripete il Teatro e chi ricorda il Teatro. I vari approcci alla scena si rifanno all’idea che di Teatro ha la compagnia, il suo direttore artistico, il suo pubblico: Shakespeare è immortale sia che lo si racconti filologicamente, sia che si faccia archeologia delle sua messa in scena, sia che lo si attualizzi, sia che se ne stravolga l’impianto narrativo per andarne all’essenza semiologica.

Babi, da anni, sviluppa una ricerca costante sul concetto di Teatro, confrontandosi con ambiti culturali, antropologici e sociali il più eterogenei possibili, per ricreare costantemente e quotidianamente un “proprio” Teatro vivo e pulsante. “disOrdine, il non-luogo del Teatro” nasce da questi presupposti.

 

Ideato e animato da Walter Revello, il progetto allestisce costantemente percorsi di formazione teatrale, di studio, di confronto e ovviamente di performazione: la stagione artistica di disOrdine presenta annualmente una media di venti differenti progetti scenici, creati esclusivamente per la compagnia e replicati un numero esiguo di volte, affinchè la compartecipazione emotiva attore-spettatore sia il più autentica possibile.

 

Il “non-luogo del Teatro” comprende in sé due differenti aree di significato: luogo simbolico e luogo fisico. Partendo da quest’ultimo, i progetti di disOrdine nascono fin dall’origine per essere allestiti in spazi scenici particolari, non convenzionali e sempre reinventabili. Si è così giunti, negli anni, all’allestimento di tratti di mare, castelli medievali, sale museali, ex-fabbriche, pascoli, teatri antichi e moderni, aule scolastiche, cantine. Il luogo scenico diventa parte integrante della creazione dello spettacolo e, con esso, la disposizione del pubblico, la sua mai-innocente partecipazione alla performance, un’esclusiva non-passività costante, che si tratti di migliaia di spettatori o una persona soltanto. Ma il “nostro” Teatro consta anche di un non-luogo simbolico: è lo spazio dell’idea, del confronto, del dubbio. Uno spettacolo dev’essere, per noi, un momento di turbamento dell’anima: che sia di divertimento, di tristezza, di rabbia l’emozione che il Teatro deve creare è il guadagno che pubblico e artisti portano con sé al termine dell’evento.

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